giovedì 21 giugno 2007

GIMIO PEINERIA

Gimio Peineria

Ricordo bene quando mi avvicinai alla riva con il mio barcone, e lo vidi per la prima volta. Non sembrava affatto disturbato da tutta quella sceneggiata; urla, dannati, diavoli e serpi.
Se ne stava tranquillo a fumarsi un cicchino, scrutando le oscurità nelle quali si perdeva l’Acheronte, come in attesa di un tram, o del suo turno al bancone gastronomico.
La gente quando mi guarda reagisce sempre con un sussulto; lui invece non fece una piega. Inarcò le sopracciglia, soffiò del fumo di lato e disse:
«Allora Kharonte, le hai buttate le paste?»
Cercai di carpire il significato di quelle parole, più per curiosità che altro. In fondo il mio lavoro è fare il traghettatore. A piazzare le anime dannate ci pensano quelli dei piani alti.
Ma ero convinto che quella frase celasse un enigma, così gli risposi:
«Ancora l’acqua non bolle. Ma ci siamo quasi…»
«Bravo...» rispose lui. «Vedi di non farla scuocere…»
Poi montò sul barcone e prendemmo il largo.
Non disse altro per tutto il tempo della traversata. Si limitò a scrutare il cielo nero e le acque schiumanti di rosso.
Quando giungemmo dall’altra parte provai di nuovo a sondare i suoi pensieri.
«Ascolta Gino… vanno bene cacio e burro?»
Lui si voltò guardandomi con un mezzo sorriso, e rispose.
«Vista la situazione, le preferirei alla diavola…»
Poi se ne andò, a pagare i suoi peccati, ad urlare o a cantare. Chissà…

1 commento:

  1. Mi piace mi piace da vero molto bella come scena, e mi immagino proprio il Jaime...... :) non so perche' ma mi piace questa cosa. farai altre storielle??

    cainos

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