Il ciuffo lo precedeva, striato di grigio ma folto e sbarazzino come quello di un monello.
Sedeva su una sporgenza rocciosa, in una posizione che ricordava quella che si assume di solito davanti a un bancone di un pub. Sorseggiava una Moretti da 66cl e guardava il fiume, oltre di me, verso le urla dei dannati.
Appena attraccai alla riva lui si mosse verso l’imbarcazione, una camminata fluida complici due gambine sottili e un paio di scarpe ingombranti.
Mi guardò di sbieco tirandosi il ciuffo all’indietro, mentre con l’altra mano teneva salda la sua Moretti. Mi disse:
«Kharonte, come stai…?»
«Bene» gli risposi.
«A parte un po’ di reumatismi, sai com’è, con tutta questa umidità…»
Lui sembrò genuinamente preoccupato, e mentre si sistemava verso il fondo della barca, mi dette una pacca sulla schiena e mi offrì da bere dalla sua boccia.
«Grazie, ma non bevo mai quando guido…»
«Poco male…»
Prendemmo il largo lentamente, attraverso le nere acque dell’Acheronte.
Mancava qualcosa, ne ero certo. Mentre lo osservavo mi resi conto che il momento non era ancora completo.
Poi dalla tasca dei pantaloni estrasse un pacchetto di Diana rosse, e si accese una cicca. Ecco, finalmente l’immagine di quel personaggio mi si rivelava nella sua totalità.
La sigaretta lo distraeva da quello che lo aspettava. Divenne quieto, rilassato, quasi allegro. Alternava i sorsi di birra al fumo, con movimenti precisi ed ordinati, scostando di tanto in tanto il ciuffo dal volto.
Arrivammo dall’altra parte. La Moretti era finita, la cicca pure.
Lui si alzò in piedi e scese dalla barca.
Prima di andarsene mi guardò e mi disse:
«Ci si vede al pub, Kharonte!»
Peccato che nel luogo dove era diretto non esistevano certi svaghi...
anch' esso a suo modo stupendo :)
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