domenica 21 ottobre 2007

VAGLI, IL PAESINO SOMMERSO

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HO RECUPERATO UN'ANTICA TESTIMONIANZA DELLE LORO MALEFATTE, L'ENNESIMA PROVA CHE LI CONDURRÁ A PAGARE LE LORO PENE NEGLI INFERI PIÚ TENEBROSI.

18 luglio 1994

Avevamo atteso per cinque anni l'avvento di questo giorno, scritto giá in qualche segreto tomo abbandonato sugli scaffali dell'Eterna Storia del Mondo. Quando il Signor Destino gioca con i fili per i quali ti hanno appeso, non ti rimane altro da fare che restare in silenzio ed osservare il susseguirsi degli eventi.

Il Cicchino del Dona era uno dei nostri anatemi piú pericolosi. Ingannava il fato stesso, ma in maniera sottile. Destino avrebbe giocato con le sue marionette, ma le marionette potevano saperne una piú del diavolo...

...e poi se c'era anche di mezzo il Caos! No, non sarebbe stata una passeggiata qualsiasi, lo sapevamo. Il Paesino Sommerso di Vagli affiorava in superficie solo una volta ogni cinque anni, un ancestrale incantamento che attendeva di essere svelato, interpretato e alfine scacciato. Forse solo Meliboe l'Incantatore avrebbe risolto l'enigma.

Tortuosi sentieri ci separavano dalla nostra meta, un lento cammino reso ancor piú sofferente dal caldo di quella torrida estate. Un bivacco veloce prima di ripartire, mentre altre strane pratiche Scacciamalasorte si susseguono.

Finché giungiamo in vista dell'arido territorio circondato da antichi boschi, segno di riconoscimento di quella terra misteriosa chiamata Garfagnana. Ogni menestrello che si possa dire tale é a conoscenza della moltitudine di leggende che avvolgono quell'antica regione. Draghi a cinque teste che affiorano da pozzi abbandonati, demoni pazzi nascosti dietro il volto di gentili comari, cave di marmo dai bizzarri sentieri che lasciano sperduti i viandanti, e molte altre cose...

"...e vennero quattro mercanti di baggianate su un carro di ferro dalle alte ruote, scoperto e dal parabrezza scheggiato. Passaron per le colline e per le forre, per le taverne e gli altri luoghi di questa terra che da eoni é chiamata Gar-Phagna. Poi li vedemmo scomparire su, per i sentieri delle Cave, lá dove nessuno mette mai piede e gli spiriti perduti hanno le loro dimore. Qualcuno udí delle voci che rimbombavano strozzate nelle valli sottostanti, parole di oblio che dicevano....

....é una cava di marmo! Guardate dove mi hanno portato... Moriremo tutti...

Nessuno sa piú nulla di loro, e il tempo svanisce tra le pieghe dei ricordi...."

estratto dalle Storie dell'Antico Menestrello.

Qualcuno, preso da un profondo senso di terrore di ovvia origine magica, pensó subito di farla finita e gettarsi nel fossato. Ma Meliboe conosceva le illusioni e sapeva che il cammino davanti a loro ne era disseminato. Richiamó il potere e riportó il gruppo in cammino.

Giunti nei pressi delle Rovine del Paese ci accorgemmo immediatamente della fastidiosa presenza di subdoli hobgoblin, esseri viscidi e vanebondi che meritavano appena la nostra attenzione. Ergemmo una barriera protettiva che schermava ai loro orridi occhi invasati la nostra presenza. Fu cosí che entrammo nell'arida valle del paese, pronti a qualsiasi avversitá, consci del subdolo intento delle empie divinitá che ci manovravano ma determinati ad uscirne vivi.

"...e videro il sole bruciare le pietre, perché quello era il fuoco divoratore dei demoni che risiedavano nelle viscere della terra. Ma i cinque avevano pelle di acqua che scorre, una magia antica come il mondo che preservava i loro corpi mentre discendevano verso il loro destino. Il Principe del Caos, Meliboe Les Enchanteur, Il Grande Druido, Messer Aramis e infine Samuel, l'Uomo del Futuro..."

estratto da Le Nefandezze dei Soliti Cospiratori, romanza in quattro atti dell'Antico Menestrello.

I gesti si sprecavano, gli anatemi libravano sopra il malvagio sito, gli intenti erano risoluti e conducevano verso assurdi finali. Avevamo incominciato la nostra personale battaglia contro i terribili Masters of Puppets. Non potevamo sapere se alla fine avremo prevalso, ma di sicuro la nostra pelle avrebbe richiesto un caro prezzo.

Per esplorare velocemente l'infido luogo decidemmo di separarci, ma usando poteri psionici, coltivati attraverso lunghe ed estenuanti esperienze di assunzione della magica pozione Ethan-Hol, rimanemmo in contatto mentale. Il segreto era quello di concentrarci su un oggetto, un bicchiere, un boccale, un fiasco, o qualcosa del genere, e proiettare la mente attraverso scie liquide di allegre sostanze per raggiungere l'interlocutore. Eravamo cosí distanti ma vicini...

Meliboe sondava l'ariditá del terreno, una precauzione necessaria contro le insidie dei Burratinai. Presto avrebbe richiamato forze oscene, entitá sconosciute provenienti da reconditá proibite, viscidi esseri abitanti degli anfratti oscuri dietro veli di oblio e onniscenza. Il grande incantatore avrebbe combattuto il fuoco con il fuoco...

"Fatam beris unalt rogocc! Cionas etesta serakenciv edocchiú!!" l'anatema era stato lanciato...

Con l'aiuto dell'acqua che scorre, antico rimedio dei sacri bevitori che usavano dire "meglio un litro d'acqua la mattina che un litro di vino la sera!", Meliboe forgia nell'aria i disegni che gli permettono di richiamare le blasfeme entitá. la putredine della storia del tempo, esseri innominabili prole della Signora Follia. Il dado era stato lanciato!!!

Esiste un tempo che é come un luogo, un punto raggiungibile in ogni istante, al di lá delle normali leggi di Cronos. Il Paesino Sommerso era uno di questi. Una finestra su un mondo lontano, improbabile, una meta di arrivo per coloro desiderosi di raggiungerla ad ogni costo. Se si attraversano i Ponti di Mnemonia, mezzi segreti per viaggiare tra questi Nonluoghi, si ritorna laggiú, nel preciso istante, mentre il profumo delle valli ti accarezza la pelle e il vino della vita ti scorre libero nelle vene. I Nonluoghi esistono, sono attorno a noi e dentro di noi. I ponti bisogna trovarli, e quando si trovano bisogna saperli preservare, perché il tempo puó lentamente corroderli fino a farli crollare. Questo é uno di quei ponti...

Meliboe varcó la porta dei morti, una strada di non ritorno che lo avrebbe protetto o distrutto. Ma almeno quella volta era stato libero di scegliere...

Per il druido era solo una questione di tempo. Rifletteva e pensava all'incantamento che si apprestava ad evocare. Fumava spezia di pianeti morti, foglie di alberi assassini e polline di oblio, una miscela ideale per trovare la giusta concentrazione.

"...e le porte della Cupola dell'Esistenza si spalancarono sotto l'impetuoso ruggire di quella forza, un desiderio incontenibile sprigionato da cinque piccole entitá, cinque maghi di un tempo senza maghi, cinque guerrieri di una terra senza guerrieri...

...i Burattinai si agitarono sui loro troni di unghie e sangue rappreso, volsero lo sguardo verso la luce che proveniva da fuori. Per un attimo rimasero sorpresi..."

dalle Mitologie dei Nonoluoghi, di John Edgar Willicus.

La magia del druido si innalzó piano, come una sinfonia di archi appena sfiorati sulle note piú alte, ma presto prese intensitá per sfociare in un dirompente movimento di fiati. Sembrava che i boschi circostanti fossero le risorse alle quali il druido attingeva per formulare l'incantesimo. Per un momento, nell'assoluta quiete di quella giornata assolata, un vento si alzó a disturbare le chiome degli alberi.

"Quella sará la torre dove daremo scacco a i nostri amici Burattinai!" proclamó il druido con la pipa in bocca. L'effetto dello strano blend era evidente. Meliboe non volle essere da meno e accese a sua volta il bracere della sua spitfire.

Il rituale finale era ormai pronto. Ogni cosa si trovava al suo posto dentro la Torre. Parole salmodiate piano, scandite con estrema precisione, confluivano con altre, biascicate rumorosamente da bocche impastate. Fumi e liquidi avevano i loro motivi, erano pozioni protettive contro qualsiasi intento di prigionia, da sempre vie di fuga per coloro che non desiderano soccombere al Signor Destino. La luce che fluiva dalla finestra in alto si intensificó e divenne un pulsare ritmico che emanava gelo. Era stata aperta la breccia, l'improbabile era diventato probabile, il Fato poteva subire lo scacco...

I cinque erano coraggiosi e controllavano insieme un grande potere, ma i Burattinai avevano un asso da giocare in qualsiasi istante. Il fattore tempo. Cosí la luce che pulsava dalla finestra si fermó sui volti dei poveri illusi. Loro pensarono di avercela fatta, e non ricordarono ció che quella voce di donna, sensuale e stranamente aliena, sussurró alle loro orecchie. Disse: "Giocate ancora con le vostre vite, per quanto ancora vi rimane, ma il tempo per me é irrilevante. Voi siete giá miei, é scritto. E quaggiú dove il tempo non esiste, il futuro é giá adesso!"

Davvero credemmo di avercela fatta, di aver ingannato il Fato e tutti i suoi Burattinai. Ridemmo, scherzammo e tornammo a casa, desiderosi di flitri strani che stroncano pensieri e membra. Aramis, tornato giá Dona, se ne versó un bel bicchiere, e noi lo seguimmo dappresso. Rotolarono altri dadi e vivemmo per sempre felici e contenti...

...fino a quando tutto finí.

IL MENESTRELLO

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