giovedì 3 aprile 2008

IL WOLLY VIDE TARKUS







SEDUTA PSICOANALITICA DEL MARZO 1996 A CASA DEL SIRRI. IL WALTERONE HA AVUTO UNA VISIONE, EVOCATA PROBABILMENTE DAL DISCO DEGLI ELP. SDRAIATO SUL LETTO, ME LA RACCONTA PER FILO E PER SEGNO...

IL WOLLY VIDE TARKUS

Lui è sempre stato un sostenitore…

…non esco più, me lo ha detto lei, sennò mi ammalo…

…dicevamo, sono sempre stato un convinto sostenitore (per prendere così tanto all’ora lei è molto gentile)…

…il facocero è una cosa strana…

…la spossatezza fisica e mentale può essere una grande fonte d’ispirazione, perché quando abbiamo paura fuoriesce qualcosa dal lato sinistro del cervello. Di conseguenza, le assicuro, che quella sera ero alquanto spossato.
Quando mi distesi sul presente giaciglio ritrovai la pace perduta, e misi su un cd. Conoscendo la grafica del cd e il testo, mi sono subito immaginato la figura di questo surreale armadillo gigante, creata dalle menti di questi fantastici musicisti. Caddi in uno stato di dormiveglia molto strano. Ricordo di avere udito delle cose attorno a me, ma in quel momento mi trovai distante, e poi quella visione prese forma. Uno sterminato deserto con delle dune irregolari (deserto blu di prussia, grigio cenere. Il verde veronese venne dopo!). Il deserto era coperto da uno strato di nubi grigie che si distinguevano per via della linea dell’orizzonte color ocra sporco, con un po’ di verde palude (niente verde Paolo Veronese!!) Era il tramonto, ma non c’era il rosso vermiglione (o forse c’era…?) Ora mi spiego meglio…
Color grigio Ruhur E35. Era il deserto della E35!
C’erano anche delle forme rocciose irregolari. L’ambiente (desertico) era di un colore perfettamente unico-je. Come nello Juta!

IL MOSTRO (che non era Mirko!)

Io scrivo solo l’occorrente…

Nello scenario del deserto io vidi Tarkus.
Com’era questo Tarkus? Era come appare nella copertina dell’omonimo album degli Emerson Lake and Palmer (una figura denominata Carradrillo oppure Armarrato).

Il paziente a questo punto non vuole più collaborare e, non rispondendo alla domanda, se ne esce con un Alé Fiorentina Alé!
…se tale figura fosse stata un Armarrato oppure un Carradrillo… dice semplicemente che era Tarkus!

Matteo in sottofondo:
“Bati-stuta,
per noi tu sei davvero forte,
per noi tu sei davvero grande,
evviva Batigol!”
(sulle note di Daitan 3).

CONTINUIAMO SUL SERIO

Sembra aver visto il mostro mentre se ne andava dalla sua terra. Tarkus in quel momento, figura meccanica ma comunque viva, era inespressivo, una maschera che nascondeva le sue emozioni per quell’inaspettato esodo. Tarkus passava davanti all’osservatore (perché nel sogno ero presente solo come osservatore) mentre se ne andava con passo lento.

INTERRUZIONE A CAUSA DI UNA CHIAMATA DEL BLACK (che blatera al telefono…)

Riprendiamo da dove avevamo lasciato la descrizione del sogno (meglio visione).

Cala la notte e il punto dell’osservatore incomincia a spostarsi (come in un film di Hertzogh) e si insinua verso la direzione opposta di Tarkus, verso il luogo da lui abbandonato. Sorge la luna. Si alza anche un vento, un vento visibile. Come una cartone animato di Bruno Bozzetto. Nessun suono percettibile… molta visione.
Sembrava che il suolo del deserto fosse cosparso da gocce di mercurio, notate in un secondo momento a causa della caduta del sole.

Icché si fa domenica? Si vince?
Matteo: hmm! È da vedersi (e se ne va a radersi).

Erano delle gocce tentacolari, come delle stelle marine. Con l’avvento della notte queste gocce, per uno strano processo, assunsero uno stato solido. Con l’ascesa dell’astro lunare le gocce iniziarono a sollevarsi da terra (in stato solido) fino all’altezza variabile di 1-3 metri (a causa dell’assorbimento della luce lunare). Le più piccole erano più in alto mentre le più grandi non superavano il metro e mezzo.
Il vento incominciò a spostare le gocce solide levitate, mortali al tatto (infatti qualcosa mi diceva che per le creature di quel mondo quelle gocce erano mortali). Ma quale creature poteva mai sopravvivere in un luogo simile, un paesaggio dove il vento notturno reca la morte?
Tarkus e gli uomini roccia.

Il punto di vista dell’osservatore si dirige verso nord (mentre intanto Tarkus continuava a procedere verso sud). L’osservatore si lascia accompagnare dalla visione, della quale però continua a non fare parte, come una bolla in un bicchiere di selz (con un goccio di gin). L’osservatore giunge ad un avvallamento protetto da una sorta di muro naturale, dove l’aria è sempre pregna delle gocce turbinanti al vento.
Tarkus comunque, data la sua corazza, si rivela immune alle gocce mortali.
Ai piedi dell’avvallamento si ergono diverse case-torri, di base uguale ma di altezze differenti (torri gotiche, come quelle già disegnate nei vecchi lavori).
Al di là dell’avvallamento l’osservatore intravede verso nord una forte luce. Dalle aperture alle basi delle torri fuoriescono degli uomini roccia (tozzi, tarchiati, forme umanoidi squadrate di pure roccia di quel deserto). Grazie all’avvallamento queste creature sono riparate dalle gocce mortali (dalle quali sono probabilmente immuni). Uscivano dalle loro costruzioni con passo pesante e portavano sui loro volti un espressione alquanto affranta.

LA FONTE LUMINOSA

Dopo che le forme sono uscite dai loro rifugi, incomincio ad osservare la curiosa fonte di luce. L’osservatore si dirige verso la fonte, fino a trovarsi di fronte a una sorta di avvallamento dove trova un foro nella zona ribassata del deserto.

Hai presente il Ritorno dello Jedi?
Si, ma non me lo ricordo!

Vi era come un foro che assorbiva il deserto, svuotandolo delle rocce, della sabbia, delle gocce, come un buco nero, ma luminoso, dal quale fuoriusciva una luce intensa, cilindrica, che si (rutto) avvitava su se stessa, di colore celeste West Ham, macchiata di un tono di VERDE PAOLO VERONESE!

PARADOSSO

Questa geometricità, nell’istante in cui assorbiva il deserto e la vita stessa (in un lento lavoro costante e corrosivo) era perfetta. Lo stesso foro emanava la luce già descritta fino alla sommità dei cieli, congiungendosi con le nuvole, e perdendosi in una fluida esplosione multicolore.

APOCALIPSE NOW. La giungla dove si vede e si sente. E nell’udire questo suono melodioso e gentile, loro giungevano invisibili solcando i venti, odorando i sentieri dei morti, dando i suoi frutti… NAPALM! BUM, BUM, BUM!

Questo era il motivo perché Tarkus se ne era andato. Non si voleva fare risucchiare?
No, non è questo il motivo.

Riflettendo il nostro paziente è arrivato a una conclusione.

Gli stessi uomini roccia vivevano per combattere Tarkus. Per cosa? Per il dominio di una landa desertica?
E qui nasce un nuovo dubbio. Non ci avevo pensato… Ora ho compreso!
Tarkus, entità superiore, che conserva dentro di se l’essenza stessa di quel deserto, aveva concepito la fine oppure l’inizio di una nuova era. Sapeva che sarebbe apparso prima o poi. Che cosa? IL NULLA DIVORATORE! (Ma qui siamo un po’ influenzati dalla Storia Infinita, no? Non ci avevo pensato).
Comunque non centra nulla. Non era il Nulla Divoratore. Nulla…
L’unica certezza è che gli uomini roccia non avevano più ragione di esistere senza la presenza di Tarkus. Il loro unico scopo era quello di combatterlo (come l’unico scopo di un fiore è quello di crescere, anche se io l’avrei tagliato!). Con la sua dipartita questo scopo era andato perduto. Perché era giunta la fine.

Continua a negare l’evidenza il paziente. Non vuole ammettere di essere davanti a una realtà fin troppo certa (e cioè che Tarkus se ne era andato per paura di essere risucchiato), e continua a smentire le sue intuizioni. Invero ne è anche lui certo, pur continuando a ripetere che le ipotesi sono molteplici.

Il paziente inizia a farneticare. Gli ho appena somministrato due litri di valeriana e 1,5 di valium, ma continua a ripetere che preferisce un fiasco di chianti.

Si è calmato finalmente.
Ore 17:30 - La visione ha dunque una scena finale. Tutte le considerazioni in merito verranno dopo.
È ancora impresso nella mia mente il volto dell’uomo roccia che, lentamente insieme a tutti i suoi fratelli e compagni, si dirigeva verso il foro luminoso. Il suo sguardo incontrò il mio. Volse verso di me la sua unica eredità, a me incomprensibile, ma quel gesto mi diede vita. Per un solo istante io fui presente, alla fine di ciò che non avevo ancora compreso.
Ricomposto il suo volto di fronte alla sua fine, egli se ne andò, lasciando svanire la visione. Ma ciò non mi impedì di intravedere i primi uomini roccia discendere ed essere inghiottiti dalla voragine luminosa, perdendosi nel vuoto del nulla.
8 Marzo 1996

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