Il fuoco cantava e richiamava strane entità. Io mi affacciai, schermando il mio riflesso di follia che poteva corrompere le semplici menti di quei teneri fanciulli. Li guardavo da dietro un cespuglio, sghignazzando delle loro retoriche e assaporando il sugo delle loro anime. Un demone deve conoscere le proprie vittime, prima di trascinarle nella sua tana, dove le divorerà in santa pace. Per l’eternità.
Parlavano di tappi perduti, di dissei e diotto, a volte anche di divventi. Forse erano totem da loro adorati, squallide divinità di borgata a me estranee. Mi divertivano.
Bevevano sguaiatamente ma di gusto. La pozione si chiamava Whurer, un intruglio dal sapore tedesco ma in realtà prodotta in un laboratorio veneto da una banda di ubriaconi. Ne tracannavano a go-go, fiumane di liquame odoroso di legno marcio che sciacquava allegramente le loro budella.
Mi sarebbe piaciuto uscire da dietro quel cespuglio e farli prendere un bello spavento, ma poi me li sarei dovuti portar dietro tutti, e sinceramente non me la sentivo. Ne dovevano ancora combinare delle belle.
A volte li osservo ancora, da un piccolo schermo del mio antro perduto, dentro inferi incomprensibili per voi mortali. Sono cambiati, hanno qualche capello grigio, qualcuno non ha neanche i capelli, ma dopotutto mi fanno ancora sorridere.
Verrà il giorno in cui mi faranno compagnia, mentre li divorerò le interiora e miscelerò le loro anime nel mio personale shaker.
Avete mai provato un Kharonte on the rocks?
Merita, fidatevi.
Merita!
Nessun commento:
Posta un commento